Dopo la pausa del 2020 e la versione ridotta dell'anno scorso, quest'anno nella sua 39sima edizione il FilmFest München è tornato in nel suo formato abituale: 120 film da tutto il mondo e molti già passati nei festival più importanti, in 10 cinema della città, al chiuso e anche open-air.
Come al solito la selezione dei film da vedere, nel pacchetto da 5 con lo sconto, è la cosa più difficile da oganizzare: quest'anno c'erano forse meno titoli importanti, quelli che si fanno conoscere anche al di fuori dei festivals, ma la scelta è così ampia che si trova sempre qualche titolo "interessante".
Per aprire il mio FilmFest ho scelto un film italiano, Le Otto Montagne, vincitore del premio della giuria all'ultimo festival di Cannes, tratto dall'omonimo romanzo di Paolo Cognetti vincitore del premio Strega nel 2017.
La scelta per la seconda serata è caduta su True Things, un dramma psicologico inglese, presentato per la prima volta l'anno scorso al festival di Venezia, apprezzato dalla critica anche al festival di Toronto, diretto da una delle registe inglesi più promettenti, Harry Wootliff.
Cambio di continente per il mio terzo film, Utama, ambientato in un paesino degli altopiani della Bolivia, dove gli abitanti e soprattutto la coppia di anziani Virgino e Sisa devono affrontare la lunga siccità che sta stravolgendo la vita della piccola comunità: il film ha vinto il Gran Premio della Giuria all'ultimo Sundance Film Festival.
Altro film inglese per la mia quarta serata al FilmFest, Aftersun, premiato con il Cinevision Awards durante cerimonia di chiusura (lo so perchè c'ero anch'io, prima del mio ultimo film), presentato quest'anno a Cannes dove la regista scozzese Charlotte Wells ha ricevuto un premio 'minore' per il suo film di debutto.
Per la chiusura sono riuscito a comprare il biglietto per la cerimonia di premiazione, dove sono stati annunciati e premiati i vincitori del FilmFest nelle varie categorie. E dopo la lunga premiazione, e la pausa per sgranchirsi le gambe, il mio quinto e ultimo film, Il Capo Perfetto, film spagnolo con Javier Bardem, pluripremiato quest'anno ai Goya (i premi del cinema spagnolo) come milgior film, regia, sceneggiatura, attore principale.
sabato 2 luglio 2022
sabato 11 giugno 2022
Regata senza Vento
Dopo un'intensa settimana di vacanza, passata tra concerti e giri in ebici, ho avuto anche il piacere di essere invitato a partecipare, come zavorra, ad una regata velica con partenza a Belgirate, sulla splendida barca del capitano Ernesto.
La settimana era stata molto ventosa, gli ultimi due giorni il vento aveva soffiato molto forte sulle acque del Lago Maggiore, ma arrivati al sabato nella tradizione delle migliori sfighe che accompagnano i velisti/surfisti di tutto il mondo, il vento era sparito ed aveva lasciato un bel solleone e temperature quasi africane.
Quindi niente regata, almeno per la nostra barca, ma comunque una bella giornata di relax passata in bella compagnia di simpatici velisti nenanche troppo delusi, e con bagnetto nelle fresche acque a nord di Ispra.
La settimana era stata molto ventosa, gli ultimi due giorni il vento aveva soffiato molto forte sulle acque del Lago Maggiore, ma arrivati al sabato nella tradizione delle migliori sfighe che accompagnano i velisti/surfisti di tutto il mondo, il vento era sparito ed aveva lasciato un bel solleone e temperature quasi africane.
Quindi niente regata, almeno per la nostra barca, ma comunque una bella giornata di relax passata in bella compagnia di simpatici velisti nenanche troppo delusi, e con bagnetto nelle fresche acque a nord di Ispra.
giovedì 9 giugno 2022
I Greta e gli Struts
La settimana di vacanza "musicale" in Italia era cominciata col grandioso concerto del Liga al Campovolo, ma in realtà il primo evento pianificato l'avevo trovato quasi per caso quando cercando in rete il concerto dei Green Days + Weezer a Firenze (sold out) notai che in una singola serata agli IDays di Milano si sarebbereo esibiti due gruppi che da un paio d'anni erano sulla mia lista.
Come gruppo di supporto hanno aperto gli Struts, un gruppo inglese che fa un genere glam rock molto orecchiabile e trascinante, peccato che non hanno suonato un paio di canzoni che avrei 'cantanto' volentieri.
Gli headliners invece sono stati i Greta Van Fleet, il gruppo americano fondato dai tre fratelli Kiszka, facilmente riconoscibili per le performance vocali del cantante Josh e per lo stile blues rock che li fa spesso paragonare ai Led Zeppelin.
Come gruppo di supporto hanno aperto gli Struts, un gruppo inglese che fa un genere glam rock molto orecchiabile e trascinante, peccato che non hanno suonato un paio di canzoni che avrei 'cantanto' volentieri.
Gli headliners invece sono stati i Greta Van Fleet, il gruppo americano fondato dai tre fratelli Kiszka, facilmente riconoscibili per le performance vocali del cantante Josh e per lo stile blues rock che li fa spesso paragonare ai Led Zeppelin.
sabato 4 giugno 2022
Finalmente ... Campovolo
Negli anni scorsi mi sono spesso rammaricato di non essere riuscito a partecipare a vari "Campovolo', i mitici concerti che Ligabue ha tenuto nell'area dell'aeroporto di Reggio Emilia davanti a folle oceaniche: i 165mila del 2005, che segnarono il record europeo di presenze ad un concerto di un singolo artista, i 117mila del 2011 quando si cercò di ridurre gli spettatori per evitare i problemi tecnici del concerto precedente, e i 151mila del 2015 davanti ai quali Ligabue suonò e cantò 3 completi albums con 3 bands differenti.
Anche per l'ultimo Campovolo, previsto nel 2020 per festeggiare i 30 anni di carriera, ma poi spostato al 21 e quindi al 22 per la pandemia, non mi ero organizzato in tempo: anzi ho iniziato a pensarci solo poche settimane prima, quando vidi il video del nuovo singolo con le immagini di vari concerti degli ultimi anni. E naturalmente al quel punto il concerto era già sold-out: per fortuna che sul sito del rivenditore ufficiale erano disponibili molti biglieti rivenduti dai fan al prezzo originale.
Stavolta non ho esitato, ho comprato al volo un biglietto per la Red Zone, quella più vicino al palco, ho organizzato la discesa in Italia con sosta a Malcesine, e Sabato 4 Giugno ero tra i 103mila della foto qui sotto (dal profilo Instagram di Lagabue). E naturalmente il concerto non poteva che cominciare con la canzone che mi aveva svegliato dal torpore degli ultimi due anni e mi aveva guidato fino a Reggio Emilia, "Non cambierei questa vita con nessun'altra".
Perchè Certi Notti non si dimenticano, e anche con la mia memoria da pesce rosso rimarranno impresse tra i ricordi di questa vita.
Stavolta non ho esitato, ho comprato al volo un biglietto per la Red Zone, quella più vicino al palco, ho organizzato la discesa in Italia con sosta a Malcesine, e Sabato 4 Giugno ero tra i 103mila della foto qui sotto (dal profilo Instagram di Lagabue). E naturalmente il concerto non poteva che cominciare con la canzone che mi aveva svegliato dal torpore degli ultimi due anni e mi aveva guidato fino a Reggio Emilia, "Non cambierei questa vita con nessun'altra".
Perchè Certi Notti non si dimenticano, e anche con la mia memoria da pesce rosso rimarranno impresse tra i ricordi di questa vita.
venerdì 13 maggio 2022
DOK.Fest 2022
Dopo un paio d'anni di quasi pausa forzata, durante i quali il tradizionale festival internazionale dei documentari si era trasferito online, quest'anno finalmente il DOK.Fest è tornato nelle sale della città.
E quindi per non perdere quest'opportunità di tornare alla normale vita pre-pandemia e di sostenere il festival, come al solito mi sono studiato il programma dei documentari per compilare la mia lista dei desideri. Tra le mie scelte c'era ad esempio il film su Navalny, un documentario libanese che racconta la tradizione delle gare dei piccioni sopra i tetti di una Beirut attraversata da una profonda crisi sociale e politica, e la storia del geniale e visionario compositore musicale Stockhausen.
Il documentario della mia prima serata al festival è stato Black Mamba, girato da una giovane regista di Monaco nel parco Kruger in Sudafrica, dove un team di rangers donne reclutate tra le giovani dei villaggi della zona cerca di proteggere gli animali selvatici dalla caccia dei bracconieri.
La seconda scelta è caduta su Fire of Love, che racconta la storia di Katia e Maurice Krafft, la coppia di vulcanologi diventati famosi per aver studiato, fotografato e filmato decine di vulcani in tutto il mondo durante i 20 anni di vita passati sempre insieme, da quando si erano conosciuti all'università fino alla loro tragica morte mentre cercavano di filmare un'eruzione in Giappone nel 1991.
E quindi per non perdere quest'opportunità di tornare alla normale vita pre-pandemia e di sostenere il festival, come al solito mi sono studiato il programma dei documentari per compilare la mia lista dei desideri. Tra le mie scelte c'era ad esempio il film su Navalny, un documentario libanese che racconta la tradizione delle gare dei piccioni sopra i tetti di una Beirut attraversata da una profonda crisi sociale e politica, e la storia del geniale e visionario compositore musicale Stockhausen.
Il documentario della mia prima serata al festival è stato Black Mamba, girato da una giovane regista di Monaco nel parco Kruger in Sudafrica, dove un team di rangers donne reclutate tra le giovani dei villaggi della zona cerca di proteggere gli animali selvatici dalla caccia dei bracconieri.
La seconda scelta è caduta su Fire of Love, che racconta la storia di Katia e Maurice Krafft, la coppia di vulcanologi diventati famosi per aver studiato, fotografato e filmato decine di vulcani in tutto il mondo durante i 20 anni di vita passati sempre insieme, da quando si erano conosciuti all'università fino alla loro tragica morte mentre cercavano di filmare un'eruzione in Giappone nel 1991.
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